La mappa dei ‘no vax’: Francia, Bosnia e Giappone sul podio, Italia nella top 10

11 Novembre 2019
108 Visualizzazioni

Il dibattito sui vaccini è un argomento scottante a causa dell’‘anti-vaccine movement’ o come viene più comunemente chiamato ‘no vax’ o ‘anti-vax’. Con questo termine si indica un gruppo piuttosto eterogeneo di persone che dubitano della sicurezza dei vaccini al punto da arrivare a denunciare le conseguenze nocive della vaccinazione sulla salute umana (senza argomentazioni scientifiche, i no vax sostengono che i vaccini portano a numerose patologie, soprattutto l’autismo). Questo movimento è cresciuto esponenzialmente nell’ultimo periodo fino ad entrare nel dibattito pubblico quotidiano, basti pensare che in Italia molti esponenti del Movimento 5 Stelle e della Lega hanno a più riprese denunciato (espressamente o velatamente) i pericoli che secondo loro si nasconderebbero dietro ai vaccini.

Ma fenomeno anti-vax non riguarda solo l’Italia. La seguente tabella tratta da The State of Vaccine Confidence 2016: Global Insights Through a 67-Country Survey a cura di Larson, H. J. et al. e pubblicata su EBioMedicine mostra in maniera molto vivida come lo scetticismo che circonda i vaccini sia qualcosa di portata globale:

 

Fonte: un survey condotto da WIN-Gallup International in collaborazione con Vaccine Confidence Project at the London School of Hygiene & Tropical Medicine su 67 paesi con oltre 65.000 persone intervistate

I colori di questa tabella vanno dal grigio all’amaranto e simboleggiano la percentuale di risposta di ‘dissenso’ rispetto alla frase ‘credo che i vaccini siano sicuri’ (più si va verso il rosso e più il dissenso aumenta) in vari paesi del mondo. Stando alla tabella, i paesi in cui le teorie no vax hanno meno presa sulla popolazione sono il Bangladesh, l’Arabia Saudita e l’Argentina i quali hanno tutte percentuali minimali, intorno all’1%, di cittadini che si dicono scettici sulla sicurezza dei vaccini. Al lato opposto dello spettro troviamo la Francia, la Bosnia e il Giappone. In Francia i cittadini che esprimono riserve sui vaccini sono oltre il 45%, in Bosnia circa il 38% e in Giappone sopra il 30%.

L’Italia si trova nella top 10 dei paesi ‘rossi’, con circa il 20% di risposte negative; in questo l’Italia si trova a confinare con paesi dell’Est come la Slovenia, l’Ucraina e la Russia, le quali veleggiano su circa il 25% di risposte in disaccordo sulla validità dei vaccini, piuttosto che con quelli dell’Europa continentale come l’Olanda, la Germania e la Spagna che hanno rispettivamente l’11,2%, il 10,5% e il 9%.

Quest’ondata di scetticismo riguardo al valore dei vaccini ha fatto suonare il campanello d’allarme nella comunità scientifica globale — la mancata vaccinazione anche solo di una parte della popolazione può facilitare il diffondersi di numerose e pericolose malattie, come la malaria o la varicella (fonte: Time). La risposta a questa problematica è stata varia. Poche settimane fa il dottor Victor M. Benson ha scritto sul Los Angeles Times come la pensa al riguardo. Non si dovrebbe nemmeno parlare di ‘dibattito’ sull’argomento:

Dire che esiste un dibattito sui vaccini è come dire che esiste un dibattito sulla Terra Piatta. Vero, ci sono delle persone che, digiune ed ignoranti di fatti scientifici, credono che la terra sia piatta. Ma questo non lo rende un dibattito. Un lettore occasionale vedendo la frase ‘il dibattito sui vaccini’ non sarebbe nel torto a supporre che ci siano valide argomentazioni riguardo all’effettiva validità dei vaccini.

Non esiste un dibattito sui vaccini. La scienza fornisce una risposta definitiva. Il caso è chiuso.

Mentre dichiarare che la terra è piatta può essere innocuo, ritenere che ci sia un ‘dibattito’ sui vaccini può essere dannoso per le persone e per la salute pubblica. Più si crede che il valore e la sicurezza dei vaccini sia discutibile, più aumenta il numero delle persone che potrebbero rimanere senza un vaccino il che risulta in una maggiore probabilità della diffusione di malattie.

Ma nella comunità scientifica non tutti si sono detti favorevoli all’approccio che può essere definito di ‘umiliazione pubblica’ del dottor Benson che consiste nel sottolineare—senza troppi giri di parole—la poca educazione ed ignoranza di chi si dice scettico sui vaccini. Una voce contraria ad esempio è Jennifer Reich, Professoressa di Sociologia all’Università di Colorando, la quale ha esposto il suo diverso punto di vista in un articolo pubblicato su Vox. In questo suo pezzo la professoressa Reich ha cercato di dare una risposta all’interrogativo sul come si possa contrastare il movimento no vax dal punto di vista sociologico.

La sua argomentazione consiste in questo: la soluzione non può venire dall’atteggiamento di superiorità così facilmente visibile nella risposta del dottor Benson dato che questo spesso sfocia in vere e proprie ingiurie, insulti ed attacchi personali, ad esempio chiamare espressamente e senza scuse i no vax ‘ignoranti’. Ricevere commenti offensivi infatti non piace a nessuno. Soprattutto: non fa certo cambiare idea a chi è scettico sul valore dei vaccini; spesso si ha addirittura l’effetto opposto, ovvero l’irrigidimento delle proprie posizioni.

Piuttosto, sostiene la professoressa Reich, bisognerebbe cercare di convincere i genitori a vaccinare i propri figli facendo leva sul loro senso di comunità. Gli aderenti al movimento anti-vax in America sono per lo più in possesso di una laurea universitaria e hanno un reddito superiore a quello medio, come sottolinea il seguente articolo scientifico da lei citato su Vox: Affluence as a predictor of vaccine refusal and underimmunization in California private kindergartens. (Questo fatto è sicuramente vero anche nel caso di altri paesi; altrimenti non si spiegherebbe un numero così elevato di risposte negative proveniente da Francia e Giappone ndr). E dunque: l’istruzione sembra entrarci poco con un atteggiamento contrario alla vaccinazione; solo tramite il senso di comunità che lega tutti noi si può arrivare a far sì che anche coloro che si dicono dubbiosi sulla validità dei vaccini alla fine siano disposti a vaccinare sé stessi ed i propri figli.

Dopo tutto, come diceva già Aristotele in tempi antichi: l’uomo è un animale politico, e cioè sociale dato che nasce e cresce in una particolare comunità. Ciò che ci lega alla comunità non sono solo diritti, come la tutela della proprietà privata, la libertà di amare chi vogliamo e di professare la confessione religiosa che più ci soddisfa senza subire discriminazioni di sorta, ma anche alcuni doveri. Tra questi c’è anche proteggere gli altri membri della comunità da danni e pericoli potenziali o reali che siano. La vaccinazione in quanto argine alla diffusione di malattie rientra certamente tra questi doveri. Vaccinare e vaccinarsi è dunque qualcosa che tutti noi siamo tenuti ad osservare.

Tutti gli articoli presenti sono provvisti di relativa fonte. Ovviamente non rispecchiano nulla che abbia passato il metodo scientifico. Non funzionano.Il consiglio che vi do è di affidarvi sempre e comunque alla scienza ufficiale. "Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi. (Albert Einstein)

Lascia un Commento